Prendiamo da “Vanity Fair: Un manifesto due metri per tre affisso per le strade di Torino e targato Partito Democratico riaccende gli scontri sulla Tav. Contiene una fotografia scattata davanti al cantiere di Chiomonte il 27 giugno scorso, in occasione degli scontri avvenuti nel giorno dell’anniversario dello sgombero del presidio dei No Tav.
Nella parte superiore, una folla di attivisti battono i sassi contro le reti di ferro e, stando alle cronache di quei giorni, tirano alcuni petardi contro un operaio con il giubbotto catarinfrangente che sta andando ad accendere le torri faro del cantiere. «C’è chi tira pietre e sfascia il Paese. Noi stiamo con chi lavora», si legge. Firmato i deputati del Pd Giacomo Portas, Antonio Boccuzzi (ex operaio della ThyssenKrupp) e Stefano Esposito, uno dei più accesi sostenitori della Tav all’interno del partito di centrosinistra.
Il manifesto, che rimarrà affisso per 15 giorni, ha iniziato a diffondersi anche in Rete, dove è stato criticato per l’eccessiva polarizzazione delle categorie che prendono parte al dibattito: «Certo, è un messaggio forte, ma quando si denuncia la violenza non si può essere sobri». Il messaggio, continua Esposito, è comunque «di sinistra»: «Io sto con gli operai e con i poliziotti, con chi lavora, non con chi tira pietre». Fin qui Vanity Fair.
Quindi di sarebbe “di sinistra” essere per una linea ferroviaria costosissima e di utilità molto dubbia (anche la Francia inizia ad avere dubbi, dopo il ritiro del Portogallo). Gente “di sinistra” molti anni fa sosteneva che bisognasse difendere i posti di lavoro nientepopodimeno che nelle… centrali nucleari! e poi, il costo enorme di questa opera (che stupra le montagne) toglie risorse per altre possibili destinazioni (es. mettere in sicurezza le medesime montagne, e molte altre, dai danni di pioggie, alluvioni e quisquilie come i terremoti. La famosa manutenzione invece delle cattedrali nel deserto. Bene, abbiamo soddisfatto il dovere di cronaca.
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